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POLIMENI: DA BOZZA A PIANO, AL PEGGIO PER LA SANITA’ SALERNITANA NON C’E’ MAI FINE.

Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali
Pubblicato da in NOTIZIE ASL SALERNO · 20 Maggio 2016
LA FISI :  VALUTEREMO L'IMPUGNATIVA DEL PIANO OSPEDALIERO.

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Dai dati nazionali emerge che la Regione Campania, insieme alla Regione Sicilia, ha un tasso di deprivazione (povertà) pari a 29,5 famiglie su 100 che rende alla nostra Regione un triste primato in Italia. Ciò collegato al più alto indice di densità della popolazione ed alla più bassa speranza di vita alla nascita ed in presenza di uno dei più alti tassi di disoccupazione e di un tasso di mortalità generale più alto rispetto alla media nazionale, rendono il quadro esatto di una situazione sociale più difficile ed uno stato di salute della popolazione più esposto a malanni rispetto ai concittadini italiani. In questo contesto, con Decreto ad Acta n 33 del Commissario ad Acta per il piano di rientro dal deficit sanitario, la Regione Campania ha emanato il Piano Ospedaliero 2016 – 2018 edizione Polimeni. Nel Piano viene sancito che la Regione Campania non ha rispettato i L.E.A. sulla prevenzione (Vaccini e Screening) e sui parti cesari primari e che circa 70.000 utenti sono ricorsi alle cure fuori regione. “Da un Commissario governativo, scelto in maniera condivisa anche dalla Regione Campania, ci si aspettava soluzioni innovative alle problematiche sanitarie e non un’elencazione di problematiche sociali risapute da anni ed una copia e incolla di dati statistici elencati nel D.M. 70 / 2015” esordisce Rolando Scotillo della FISI.
Dal Piano predisposto con Decreto n 33 del 17 maggio 2016 si evince chiaramente che tutta la più alta specialistica medica e chirurgica è stata regalata a Napoli residuando per il restante territorio campano solo specialità di base e specialità a bassa, media ed elevata assistenza. Previste, ad interpretazione del Commissario Polimeni, deroghe del tutto basate su impressioni personali e/o indicazioni politiche non suffragate da evidenze scientifiche né dalle norme del D.M. 70/2015 a cui lo stesso Polimeni doveva attenersi. “lo avevamo denunciato: le norme del D.M. 70 che dettano le modalità operative per la costruzione delle reti di assistenza o si applicano pedissequamente o, in caso di interpretazioni, è giusto interrogare il territorio, ed il territorio non è stato interrogato!” continua Scotillo  “in questo Piano Ospedaliero, per ciò che attiene all’area salernitana, gli stabilimenti ospedalieri della Valle del Sele ( Roccadaspide, Oliveto Citra, Eboli e Battipaglia) sono stati umiliati e mortificati mentre ciò che è stato previsto per Agropoli è totalmente insufficiente a garantire una idonea assistenza in urgenza ed emergenza sul territorio agropolese. La nuova Giunta Regionale si sta caratterizzando con gli stessi difetti della precedente Giunta e sembra che, invece di ascoltare il territorio confrontandosi con le necessità, ascolti caste ed esigenze politiche locali di parte.”  Il D.M. 70 /2015 sancisce che gli Ospedali di Nocera, Scafati, Sarno, Eboli, Vallo della Lucania (ASL SALERNO) e Cava dei Tirreni (Azienda Ospedaliera di SALERNO) dovrebbero essere considerati Ospedali di Base sede di pronto soccorso con posti di OBI (osservazione breve intensiva) con il riferimento comune di un unico HUB di II° livello che assimilerebbe a sé tutti gli interventi previsti anche nell’Ospedale sede di DEA di I ° livello e cioè il “S. Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona”. Se deroghe, poi, si dovevano prevedere esse erano prevedibili per il Presidio Ospedaliero di Roccadaspide che, essendo lontano più di 90 minuti da un DEA di I livello e più di 60 da un Presidio di Base, doveva essere individuato quale Presidio di Base.
Non convince quindi il piano presentato da Polimeni, interpretazioni a volte molto personali degli standard previsti dalla legge e zone di ombre assistenziali in cui si privilegiano territori a discapito dei numeri. “Una prima violazione dei LEA operata dal Piano Ospedaliero presentato, per ciò che attiene al territorio della Valle del Sele, la ritroviamo nella dotazione di posti letto previsti ovvero 392 per acuti e 24 per riabilitazione e lungodegenza in luogo di un fabbisogno pesato per patologia ed età di circa 800 posti letto previsti dal D.M. 70 /2015. Sulla Ostetricia, Ginecologia e Pediatria, poi, mentre vengono previste deroghe francamente non capibili dove si vuole, rimane sottostimato il fabbisogno di posti letto per l’area della Valle del Sele e non vengono date risposte sufficienti sul parto fisiologico e naturale e su metodiche alternative all’utilizzo massivo del parto cesareo in tale area anche a compensazione delle carenze di fabbisogno.” Ma non sono solo queste le criticità individuate: questo piano, pur essendo improntato su un modello del tipo HUB & SPOKE, non individua percorsi di cura nell’ambito delle reti di assistenza individuate e non è presente o individuabile un algoritmo di calcolo dei costi ovvero non sapremo mai il costo del piano se non a consuntivo e quindi non vi è una dimostrazione scientifica che vi sarà un aumento della qualità dell’assistenza ed una diminuzione di spesa. Il rischio è che, nel mentre per il napoletano possono esserci solo miglioramenti, per il popolo salernitano e per la popolazione della Valle del Sele sono previsti solo costi connessi ad una mortificazione ed umiliazione dei Presidi Ospedalieri della zona. Scotillo fa una parodia “Ci hanno chiesto di andare in guerra, ma non ci hanno detto con quale esercito e quali mezzi affronteremo la guerra, il rischio è cadere senza sapere il perché e soprattutto per chi. Predisporre un Piano Ospedaliero con dati estrapolati dal D.M. 70 /2015 e con un modello HUB & SPOKE copiato da altri territori e da altre esperienze e non calarlo sulla realtà locale è pericoloso per la salute pubblica, rimodulare un sistema sanitario ospedaliero senza abbinarlo ad una metodologia di quantificazione del personale abbisognevole significa esporre dipendenti ed utenti a malpractice e non conseguire gli obiettivi di salute ed economici di appropriatezza di spesa: la domanda è , ma c’era proprio bisogno di andare a prendere “uno straniero” in luogo di un comune “Gennaro Esposito” - con tutto il rispetto dovuto al nome e cognome più comune campano -  per predisporre una semplice copia di un modello preso in prestito da altre realtà? O il popolo campano poteva sperare di meglio?
Dal canto nostro, invece, parleremo con il territorio e con le associazioni portatrici di interesse diffuso e valuteremo se impugnare l’atto da noi ritenuto al momento lesivo dei diritti alla salute del nostro popolo.”        



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